Breve spaccato di una coppia in crisi

Si interrompe bruscamente serrando le sensuali labbra in un gesto che, potrebbe anche sembrare intaccato da una punta di disgusto.

Ha la gola secca per le troppe parole, così si porta alla bocca il fluttino che giace sopra al tavolo e si reidrata il buco dentato con un breve sorso di prosecco.

Sbuffa. Sembra rassegnazione la sua.
Sbuffa e pensa a cosa poter dire di nuovo su di me. È da venti minuti che mi elenca le cose sbagliate, le cose che non vanno, le cose che io, e solo io, non riesco a far funzionare. Da quello che dice e da come lo dice, il tramonto del nostro rapporto non sembra la sola cosa che sono stato capace di causare, a quanto pare ho tante altre colpe: le stragi, le guerre, le crisi economiche, le manovre finanziarie, le morti bianche, sono tutte state causate da me.


Non provo a difendermi, non le dò torto, non puntualizzo. Non la interrompo in nessuna maniera, mi limito ad alzare un sopracciglio ogni tanto, a fare qualche cenno del capo, e a fingermi pensoso e preoccupato mentre, in realtà, non sto facendo altro che osservare il perlage, se di perlage si può parlare, del prosecchino ultra economico che stiamo degustando.


Siamo in un locale in quel di Modena. È un posticino tranquillo, accogliente e scarsamente illuminato. Sembra proprio essere nato per accogliere la serenità delle coppiette. Vicino al nostro tavolo infatti, ci sono un uomo e una donna che parlano e ridacchiano a bassa voce, carezzandosi a vicenda il dorso delle mani mentre bevono cioccolata calda in tazza. Ai tavoli più distanti ci sono altre coppie, all'apparenza unite e serene.

Sono tutti sereni questa sera. Tutti tranne lei.
La mia lei.
È arrabbiata perché mi sono dimenticato dell'appuntamento della sera precedente e, dopo la schiumata che mi ha proposto telefonicamente alla mattina, mi sono trovato costretto a chiederle scusa, acquistarle un bel mazzo di fiori e, naturalmente, portarla in un localino dove così riuscire a mettere una toppa sul tutto.

Scuse e fiori non sembrano aver sortito nessun effetto, e la conferma definitiva esce proprio dalla sua bocca quando mi chiede: “Tu pensavi davvero che bastasse un mazzo di fiori per sistemare tutto?” E poi, senza lasciarmi il tempo di analizzare la domanda aggiunge: “dimmi come posso fidarmi di una persona come te?” e ancora, “tu dici che mi vuoi bene, ma come me lo dimostri?” e “cosa posso pensare io di te?”.

Pausa. Silenzio.
Forse si aspetta più di una risposta adesso.

Le ho già chiesto scusa più di una dozzina di volte, che cazzo voglia sentirsi dire però, proprio non lo so.

"Che fai, non dici niente?”

“Non credo che la nostra discussione ci porterà ad avere uno scambio di battute simile a quello del finale di Eyes Wide Shut”. Dico.
“Cosa?”
“È un film”.
“Che c'entra? Tu parli sempre di film?”
“Ti sembra poco?”
Altro silenzio.

Quando usciamo dal locale il conto lo pago io, e di scopare proprio non se ne parla.