Margherita e il vento

Appena il sole divenne d'arancio, il vento del nord assediò il paese. Fece ondeggiare la vecchia fermata dello scuolabus nella via principale, scaraventò un povero e smagrito gatto randagio in un fossato a lato strada, spezzò le dita secche degli alberi calvi per l'autunno, poi si scoprì musicista e prese con il suonare una vecchia abitazione abbandonata: fischiava nei fori tra le pietre delle mura derubate di calcina, sbatteva le persiane sbiadite dal tempo. Le cerniere rugginose che sostenevano queste ultime, lanciavano versi lamentosi, come fossero le interpreti ubriache e piagnucolose di una sfinita canzone d'amore. Il sottile ramo dell'olmo a fianco della vecchia casa si mise a picchiettare contro un quadrato di vetro, unico reduce di una finestra che aveva sicuramente filtrato lo sguardo di molte generazioni. Il grosso portone d'entrata sfregava a terra, gonfiandosi e sgonfiandosi, dava l'idea che quell'abitazione respirasse. Che godesse di vita propria.
Margherita era una bambina di cinque anni e qualche mese, abitava in una piccola casa insieme alla mamma, proprio di fianco a quella vecchia costruzione, dalla finestra della cucina scrutava tutto con quei suoi grossi occhioni blu che erano sempre stati, fin dalla sua nascita, motivo di numerosi complimenti da parte di tutti gli abitanti del paese.
Un po' intimorita dallo scenario che stava scrutando chiamò la mamma, la quale rispose dolcemente mentre il viso le spariva dentro una nuvola di vapore proveniente dal pentolone sopra il fornello.
“Dimmi, cosa c'è Margherita?”
“Guarda mamma, la casa vecchia è viva”
“è solo il vento piccola mia” rispose la mamma, avvicinandosi alla sua creatura per rassicurarla con una carezza.
“il vento fa paura”
“il vento? Non devi avere paura del vento Margherita”
Proprio in quell'istante, nella via principale comparve Ennio, il vecchio strambo del paese: correva agitando il bastone per aria, nel disperato tentativo di recuperare il suo cappello. Ogni volta che si avvicinava per raccoglierlo, il vento produceva un grosso soffio e glielo allontanava di qualche metro. Margherita e la madre, nel vederlo, scoppiarono in una sonora risata.
“vedi? Il vento ha solo voglia di giocare! È un burlone!” Disse la mamma, poi ritornò ai fornelli appena vide un'espressione di serenità comparire sul viso della piccola.
Margherita riprese ad osservare la casa, e il portone, marcito ed esasperato da quella spinta cedette e si spalancò, vomitando fuori una nuvola di sabbia e foglie secche. La bambina si terrorizzò e corse ad abbracciare le gambe della mamma.
“Oh Margherita, che sciocca che sei! Te l'ho detto, è solo il vento! Non c'è niente di cui avere paura!” La madre la prese in braccio e vide negli occhi della bimba un grosso lacrimone pronto ad uscire per rigarle il viso. Glielo asciugò con un fazzolettino, dopodiché si avvicinò alla finestra con la figlioletta, che ora stava con la testa poggiata sulla sua spalla.
Anche la mamma, per un breve momento, osservando il caseggiato, sentì il gelo della paura attraversarle per il lungo la schiena.
È solo il vento, disse tra sé e sé la mamma di Margherita.